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In che modo un ombrellone può essere sostenibile?

outdoor sostenibile poggesi

Che cosa significa davvero parlare di sostenibilità nel mondo outdoor?

La risposta più immediata porta ai materiali, ai processi produttivi, alla possibilità di riciclare o recuperare un prodotto alla fine del suo ciclo di vita. Sono aspetti fondamentali, ma non sono gli unici attraverso cui possiamo guardare alla sostenibilità.

Il punto è che uno spazio esterno non è soltanto ciò che contiene: è anche il modo in cui viene progettato, utilizzato e vissuto nel tempo.

Un ombrellone nasce per creare ombra, ma il suo ruolo può andare oltre la semplice protezione dal sole. Inserito nel contesto giusto, un sistema ombreggiante può contribuire a modificare le condizioni di uno spazio, influenzarne il comfort e persino avere un ruolo nel modo in cui un edificio gestisce il calore.

Da qui parte una riflessione più ampia sulla sostenibilità dell’outdoor. Una prospettiva che invita a spostare lo sguardo: dalla sostenibilità del singolo oggetto alla sostenibilità del sistema che quello stesso oggetto contribuisce a creare.

Cosa significa quindi oggi progettare un outdoor più consapevole? E soprattutto, quali sono i diversi modi in cui possiamo interpretare la sostenibilità quando parliamo di spazi esterni?

Il Manifesto del dehor sostenibile secondo Poggesi

L’ombra è una delle risorse più semplici che abbiamo a disposizione. Non richiede energia per essere prodotta e, se progettata correttamente, può cambiare in modo significativo la percezione di uno spazio.

Un sistema ombreggiante può limitare l’esposizione diretta al sole di pavimentazioni, superfici e facciate, contribuendo a contenere il loro surriscaldamento. Quando l’ombreggiamento interessa aree adiacenti all’edificio, può inoltre contribuire a ridurre la quantità di calore che viene trasferita agli ambienti interni.

Il risultato, in determinate condizioni, può essere una minore necessità di ricorrere al condizionamento per mantenere il comfort indoor.

Non è una questione di sostituire l’aria condizionata con un ombrellone, né di attribuire a un singolo elemento una funzione che appartiene a un progetto molto più ampio. È piuttosto un invito a considerare quante possibilità esistano per gestire il calore prima di doverlo correggere artificialmente.

E forse è proprio qui che la sostenibilità dell’outdoor comincia a diventare una questione interessante:

  • nelle condizioni che riusciamo a creare;
  • in ciò che possiamo evitare di consumare;
  • nel ruolo che un oggetto assume all’interno dello spazio.

L’ombra, allora, non è più soltanto una protezione dal sole. Può diventare una scelta progettuale, una forma di comfort e, in determinate situazioni, anche una piccola strategia di risparmio energetico.

La sostenibilità ha anche una dimensione temporale

C’è poi un’altra dimensione della sostenibilità che merita di essere considerata: il tempo.

Siamo abituati a pensare alla sostenibilità soprattutto in termini di origine e destinazione. Da dove proviene un materiale? Che cosa ne sarà del prodotto una volta terminato il suo utilizzo?

Esiste però una domanda altrettanto importante: quanto a lungo può accompagnarci ciò che scegliamo?

Nell’outdoor, dove agenti atmosferici e utilizzo quotidiano mettono continuamente alla prova prodotti e materiali, progettare per durare significa prima di tutto progettare con attenzione. Qualità costruttiva, manutenzione, possibilità di sostituire singoli componenti e capacità di adattarsi alle esigenze che cambiano sono tutti elementi che contribuiscono a prolungare la vita di uno spazio e di ciò che lo compone.

Anche l’estetica entra in questa riflessione. Un design legato a una tendenza può perdere rapidamente la propria attualità; un progetto capace di dialogare con architetture e stili diversi può invece accompagnare uno spazio nel tempo.

Questa è forse una delle forme più concrete di sostenibilità che possiamo applicare al design: progettare qualcosa che non chieda di essere sostituito appena cambiano le esigenze o le mode. Leggi qui la filosofia degli ombrelloni Poggesi.

L’ombra è anche una questione urbana 

Finora abbiamo guardato all’outdoor come a uno spazio privato. Ma l’ombra non appartiene soltanto ai giardini e ai dehors domestici. Appartiene anche alla città.

Le temperature più elevate stanno cambiando il modo in cui percepiamo gli spazi urbani. Una piazza o una terrazza assolata, senza riparo, possono diventare difficili da vivere nelle ore più calde. Al contrario, anche pochi metri quadrati di ombra possono cambiare radicalmente la percezione di uno spazio.

Da qui nasce una domanda interessante: quanto conta l’ombra nella progettazione della città contemporanea?

Dehors, cortili, rooftop, piazze e spazi dedicati all’ospitalità sono luoghi diversi, ma condividono una stessa necessità: creare condizioni che invitino le persone a fermarsi.

In questo scenario, i sistemi ombreggianti possono assumere anche una funzione urbana. La loro flessibilità permette di modificare uno spazio senza necessariamente trasformarlo in modo permanente, seguendo stagioni, utilizzi e necessità differenti.

L’ombra diventa così una risorsa da progettare e distribuire.

Non una soluzione al cambiamento climatico, naturalmente. Ma uno degli strumenti attraverso cui una città può continuare a essere vissuta anche quando il clima cambia.

E se il vero lusso fosse stare bene all’aperto?

Per molto tempo abbiamo associato il lusso outdoor all’idea di esclusività: grandi superfici, materiali preziosi, arredi ricercati, ambienti spettacolari.

Oggi quella definizione sembra poter includere qualcosa di diverso. Il lusso potrebbe essere anche avere uno spazio esterno che possiamo vivere davvero.

Non soltanto da guardare da una vetrata, da attraversare per raggiungere la piscina o da utilizzare nelle poche ore in cui temperatura e condizioni atmosferiche lo consentono. Ma abitarlo, con la stessa naturalezza con cui abitiamo gli spazi interni.

È una questione di comfort, certo, ma anche di tempo. Quanto più a lungo riusciamo a vivere uno spazio, tanto più valore riusciamo a ricavarne. Può creare nuove occasioni di incontro, estendere la stagione di utilizzo, trasformare una superficie poco sfruttata in una parte autentica dell’esperienza.

In questa prospettiva, anche l’ombra assume un significato diverso: è ciò che permette a uno spazio di essere utilizzato in momenti, stagioni e condizioni differenti.

E qui il design incontra una forma di sostenibilità forse meno immediata, ma altrettanto interessante: dare più possibilità a ciò che già abbiamo.

Perché progettare un outdoor sostenibile può significare anche questo. Interrogarsi su come utilizzare meglio uno spazio, su come renderlo più flessibile, su come farlo entrare davvero nella vita quotidiana.

Una nuova idea di sostenibilità outdoor 

Forse il punto di partenza per ripensare la sostenibilità dell’outdoor è proprio questo: smettere di considerarla soltanto una questione di quantità.

Tornare alla domanda iniziale significa allora allargare lo sguardo. In che modo un ombrellone può essere sostenibile? Non esiste una risposta racchiusa in un solo materiale, in una sola tecnologia o in una sola caratteristica del prodotto. Esiste piuttosto nella relazione tra un oggetto e il sistema di cui entra a far parte.

Può contribuire a gestire l’esposizione solare e, in determinate condizioni, a contenere il ricorso al raffrescamento artificiale. Può essere progettato per durare, essere mantenuto e adattarsi nel tempo. Può rendere più vivibili spazi privati e collettivi. Può ampliare le possibilità di utilizzo di un ambiente.

Sono prospettive diverse, che insieme suggeriscono un modo più ampio di intendere la sostenibilità. Una sostenibilità che non guarda soltanto a come viene realizzato un prodotto, ma anche a quanto dura, quale funzione svolge, quali risorse contribuisce a preservare e quale valore riesce a generare nel tempo.

Un ombrellone, in fondo, può essere molte cose. Ma, inserito in una visione più ampia, può anche partecipare a un modo diverso di concepire lo spazio outdoor. Ed è in questa somma di scelte che l’idea di sostenibilità diventa più ampia.

Forse è proprio da qui che dovrebbe partire il futuro del design outdoor: dalla capacità di progettare spazi più intelligenti, più longevi e più adatti al modo in cui li viviamo. Una visione in cui progettare significa anche prevedere, adattare, conservare e utilizzare meglio. Perché forse la sostenibilità, nel futuro dell’outdoor, non sarà una caratteristica da aggiungere a un progetto: sarà il modo in cui impariamo a progettarlo.

E questa consapevolezza potrebbe diventare una delle forme più interessanti di innovazione.